Gaston de Chaissac

Chaissacšesàk›, Gaston. – Pittore (Avallon 1910 – Vix, Vandea, 1964). Autodidatta, fu incoraggiato da O. Freudlich; a Parigi, dove espose per la prima volta nel 1937, fu in contatto con pittori quali R. Delaunay, e J. Dubuffet, sulla cui opera sembra abbia avuto un notevole influsso.

Usò con audace creatività i materiali e le tecniche più varie: gouache, olio, impronte di utensili, carta strappata o ritagliata, oggetti di recupero dipinti e rielaborati, assemblages, collages, scultura in legno e in carbone. Interessanti anche gli scritti: L’hippobosque (1951), Chroniques de l’oie (195860).

da Enciclopedia Treccani

 

non finito

Michelangelo Buonarroti ritenne che la scultura avesse la capacità di restituire una intensa tensione emotiva tramite la materia. Egli considerava la scultura come l’arte del togliere per svelare ciò che nella materia era già di per sé contenuto.

A seguito della scultura del Mosè (1513-1515), Michelangelo cominciò a togliere materia ai grezzi blocchi di pietra ma in alcuni casì non riuscì a concludere le forme, come era solito fare, levigando le forme così da renderle comprensibili e dettagliate. Questo è il periodo nel quale l’artista inserisce  parallelamente alle sue produzioni pittoriche e scultoree più classiche, quelle chiamate appunto del Non-Finito.

Sono da esempio la figura dello Schiavo raffigurato nel tentativo di liberarsi simbolicamente dalla restrizione della prigionia o il San Matteo dove ogni parte del corpo si contrae in una torsione in grado di emergere dalla pietra grezza. Caratteristica comune è sempre quella della figura che cerca di liberarsi dal masso per aprirsi alla vita. Questi due esempi sottolineano l’incompiutezza non come un limite ma come un’anticipazione di modernità, dove la forma è libertà espressiva dell’artista al di là delle convenzioni classiche.

Pietà Rondanini 1552-1564 Milano Castello Sforzesco

E’ doveroso segnalare che l’incompiutezza in alcuni casi va a motivarsi negli abbandoni dell’opera da parte dell’artista per i suoi spostamenti da una città all’altra.  In questi casi, l’opera incompiuta, è comunque preziosa e ci consente di vedere il metodo di lavorazione dell’artista il sottrarre svuotando la materia permettendo alle forme di emergere. Forme che appaiono schiacciate dal peso della pietra che ancora le trattiene e dalla quale in modo vano cercano di liberarsi.

tratto da: non finito come esempio di modernità, su all around karl

 

 

David, una storia tre artisti: Donatello, Michelangelo, Bernini.

Il David (o Mercurio) è una scultura in bronzo realizzata da Donatello all’incirca nel 1440. Misura 158 cm per un diametro massimo di 51 cm ed è conservata nel Museo nazionale del Bargello a Firenze. Opera forse più celebre e al tempo stesso più atipica dell’artista, è emblematica dell’intero Quattrocento italiano, densa di significati non tutti completamente svelati. Dai tempi dell’antica Roma è il primo rilievo a tutto tondo di un nudo, inteso come opera a sé stante, libera da elementi architettonici.

da Wikipedia

Il David è una celebre scultura, realizzata in marmo (altezza 410 cm esclusa la base) da Michelangelo Buonarroti, databile tra il 1501 e l’inizio del 1504 e conservato nella Galleria dell’Accademia a Firenze.

da Wikipedia

Il David di Gian Lorenzo Bernini (marmo, 170 cm Roma, Galleria Borghese) che riprende il mito biblico di Davide e Golia – il quale vede Davide (David) affrontare il gigante Golia armato di una fionda (altri scultori lo raffigurano con una spada) – è stato scolpito tra il 1623 e il 1624, dopo che l’opera fu commissionata all’artista dal cardinale Scipione Borghese.

da Wikipedia

i tre David a confronto

Tempio Minerva Medica

“Aula decagonale cd. Tempio di Minerva Medica”

Il maestoso edificio in via Giolitti, cd. “Tempio di Minerva Medica” (e già di “Ercole Callaico” o “Le Galluzze”), apparteneva ad un grande complesso di epoca tardo-antica, già interpretato come residenza imperiale, del quale costituiva un grande ambiente di rappresentanza.

Si tratta in realtà di un’aula monumentale, realizzata in due fasi nei primi decenni del IV secolo d.C. in un’area presumibilmente appartenuta, nel secolo precedente, all’imperatore Gallieno (Horti Liciniani). La pianta centrale polilobata dal profilo “a margherita”, lo studio attento delle proporzioni e il progressivo alleggerimento delle murature verso l’alto ne fanno uno dei più singolari e arditi monumento del IV secolo, con confronti nelle grandi città imperiali di Colonia e Costantinopoli.

Per le imponenti dimensioni – un diametro di 25 m. per un altezza massima della cupola pari a 32 m., oggi ridotti a circa 24 – si tratta di uno dei monumenti più significativi delle vedute di Roma, fino agli sconvolgimenti moderni dell’impianto del quartiere Esquilino, che hanno costretto il monumento tra i binari della Stazione Termini e l’edilizia popolare del quartiere umbertino.

Tipica dell’epoca tardoantica è un’amplissima cupola a spicchi del tipo “a vela” – terza a Roma dopo il Pantheon e le Terme di Caracalla – illuminata e alleggerita da finestroni, che assume armoniosamente una forma da poligonale ad emisferica; una fitta e regolare opera laterizia; nicchie semicircolari presenti in tutti i lati del decagono, ad eccezione dell’ingresso; massicci pilastri con funzione di contrafforti.
Lo spazio risulta dilatato all’interno e all’esterno grazie alle profonde nicchie presenti su nove lati, disposte con simmetria assoluta e sovrastate da grandi finestre arcuate; l’elemento architettonico tradizionale, rappresentato dalle colonne, ritorna invece nell’ingresso e nei quattro nicchioni disposti ai lati dell’edificio.
Per assicurare la stabilità dell’edificio furono tamponate le nicchie aperte, dando continuità alla struttura realizzando all’esterno, nelle zone di risulta fra le nicchie, poderosi contrafforti addossati ai pilastri angolari, interventi che modificarono la sagoma esterna dell’edificio.
Inoltre due grandi esedre, disposte all’esterno sull’asse trasversale, andarono a fiancheggiare il padiglione a pianta centrale, inserito in un complesso di altri ambienti di forme prevalentemente curvilinee o absidali: tra questi, lo spazio allungato a doppia abside, simile ad un nartece, aggiunto davanti all’ingresso. L’aula principale e gli annessi dovevano essere arricchiti da una sontuosa decorazione: sulla cupola restano tracce di mosaici in pasta vitrea, poi ricoperti da uno strato di intonaco; sulle pareti erano lastre marmoree, allettate sulla tipica preparazione di malta e frammenti di tegole; i pavimenti erano ricoperti da mosaici lapidei ed opus sectile a vivaci colori.
A sottolineare il lusso del complesso, che una recente ipotesi riconduce ad una committenza imperiale (Massenzio o Costantino), un sistema di ipocausti correva sotto alcuni degli ambienti individuati, suggerendo per l’aula decagonale l’ipotesi di funzioni tricliniari.

Tempio Minerva Medica da Archeo Roma

 

Obelischi di Roma

obelisco s. m. [dal lat. obeliscus, gr. ὀβελίσκος, dim. di ὀβελός «spiedo, obelisco»] (pl. –chi). –

Monumento monolitico dell’antico Egitto, dalla caratteristica forma quadrangolare allungata e sottile, terminante con una punta piramidale. Rappresentazione di un simbolo solare, gli o. portavano incise sulle quattro facce iscrizioni riferite ai sovrani e alle divinità. La pietra usata era generalmente la sienite, eccezionalmente il basalto. Talvolta la punta era dorata perché potesse riflettere i raggi solari. Lavorati nella cava, si trasportavano poi via fiume; erano collocati generalmente in coppia davanti ai templi. Attualmente in Egitto rimangono solo 5 o. (due a Karnak, gli altri tre a Eliopoli, Luxor e Il Cairo). Gli o. egizi furono imitati in Etiopia ( Aksum) e molti giunsero a Roma in periodo imperiale come ornamento di monumenti. A partire dal 16° sec. furono valorizzati e impiegati come punti focali della ristrutturazione urbanistica di Roma, prima su iniziativa di Sisto V e poi dei successivi pontefici. (definizioni da: Vocabolario Treccani, Enciclopedia Treccani)

Immagine degli obelischi a Roma, in proporzione, con i papi che li trasferiscono e li fanno sistemare.

obelischiaRoma_thumb1

Confronto dimensionale degli obelischi egizi presenti a Roma.

Rilievi degli obelischi di Roma in una catalogazione d’epoca.

Obelisco come gnomone della gigantesca meridiana di Augusto, Roma piazza del Parlamento.

Macchina per il trasporto dal Circo di Nerone e il riposizionamento dell’obelisco Vaticano, Roma Piazza San Pietro.

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articolo fonte: libri news