Specchio Claude o specchio nero

Lo “specchio Claude” o specchio nero è un dispositivo di visualizzazione del paesaggio, uno strumento ottico pre-fotografico che è stato molto popolare nel XVIII e XIX secolo soprattutto per l’uso che ne hanno fatto i pittori.

Alex McKay, uno specchio nero riflette le rovine dell’abbazia di Tintern nel Monmouthshire (Galles)

da cultorweb.com

Anche i Macchiaioli si servirono di un metodo simile. I bianchi e i neri, questa sorta di non-colori percepiti come punti di confronto e di risalto sulla tela, stregarono questi artisti. (A differenza dei contemporanei Impressionisti, che abolirono il nero dalle loro tavolozze) Essi osservarono come su di esso i toni degli altri colori si facessero più netti.
Proprio per quanto riguarda il nero, Cristiano Banti, nelle sue ricerche cromatiche sfruttò il sistema dello “specchio nero” per meglio cogliere i contorni delle figure. Egli faceva riflettere il paesaggio su di uno specchio nero, annerito attraverso il fumo, in modo tale che esso apparisse senza scintilii di luce e affinchè le figure e le cose vi si stagliassero quali silhouette.

G.Fattori, bovi al carro

da giovannifattori.com

Il nome “specchio Calude” deriva dal fatto che può riflettere la visione di un paesaggio con un’immagine simile a un dipinto di Claude Lorraine (1600-1682). Per le sue caratteristiche era anche definito “Black mirror” (specchio nero).


Solitamente erano
piccoli specchi, neri, convessi, generalmente tascabili e quindi facilmente utilizzabili sia dai pittori che dai viaggiatori che lo usavano per contemplare, riconfigurare, copiare o disegnare il panorama. La prospettiva distorta, infatti, altera la saturazione del colore comprimendo i valori tonali, con una perdita di dettaglio (in particolare nelle ombre), ma con un’unificazione complessiva della forma e della linea. Lo specchio Claude era quindi utile a rendere più gestibile la dimensione di un grande scenario naturale (panorama), rendendolo più facilmente riproducibile e disegnabile.

Collezione storica di strumenti scientifici della Transylvania University a Lexington, Kentucky.


Per facilitare l’ultilizzo con matita e taccuino questi dispositivi avevano dei gancetti con cui potevano essere appesi (anche ad un ramo di un albero) liberando così le mani per disegnare.

da: cultorweb.com

Pubblicato da

lucailprof

insegnante di arte e immagine

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...